Meine Homepage


Correva l’anno 1910

 

Era pieno inverno a Nocera, e freddi erano gli animi degli sportivi della città, incuriositi dai fenomeni agonistici che avevano cominciato a coinvolgere sempre più appassionati in molti centri della regione. Così un gruppo di amici (studenti, operai e impiegati), capitanati da Carlo Cattapani, il primo febbraio del 1910, diedero vita ad una realtà sportiva: l’Associazione Giovanile Nocerina. Lo scopo era quello di avvicinare allo sport tanti giovani concittadini. Oltre al presidente soci fondatori furono:  Gabriele Sellitti, i fratelli Oreste e Salvatore Gabola, Umberto Landolfi e Giuseppe Belsito.

Tuttavia l’associazione non si distinse subito per l’attività calcistica, tant’è vero che la prima uscita ufficiale della neonata società fu una rappresentazione teatrale presso la sede dell’associazione Filodrammatica Nocerina.

In seguito la società ancora non appassionata al mondo del calcio, organizza giochi podistici, corse in bicicletta, che arrivano a coinvolgere sempre più appassionati, assumendo carattere locale prima, provinciale e regionale poi.

I giovani associati nocerini si impegnano anche nel sociale (nel 1911 sono a Cetara ad aiutare gli alluvionati, gesto per il quale ricevono una medaglia ed un inno, coniato per l’occasione dalla banda di Vietri sul Mare).

 

1921, comincia l'avventura

 

Dopo tanta gavetta la Nocerina è matura per intraprendere anche un'attività calcistica ufficiale.

Nell'agosto 1921 nasce a Roma la Federazione Calcio Sud Italia. Ne fanno parte 48 team, tra questi c'è la Nocerina.

La dirigenza di Nocera chiede l'ammissione alla I Divisione, ma la federazione decide che la squadra che dovrà completare il quadro della categoria sarà scelta dopo la disputa di un "torneo di classificazione tra A.G. Nocerina e U.S. Cavese".

L'incontro di andata, che richiama un folto pubblico, si svolge al piazza d'armi il 16 ottobre del 1921.

 

La prima Nocerina ufficiale della storia è così composta:

Fresi, Sellitti I, Fruggeri, Conetti, Baldini, Rigatti, Berti, Vitagliano, Sellitti II, Comei, Bonaldi.

Comei, Berti e Sellitti II segnano le tre reti del 3 a 1 finale.

Il ritorno a Cava vede anche la prima trasferta del pubblico di Nocera (anche se, in passato, la "tifoseria" nocerina, si era già messa in luce, per un famosa rissa all'anfiteatro di Pompei).

La partita si mette male. I rossoneri vanno sotto di due gol ma, con grinta e determinazione, arrivano al pareggio.

Tuttavia la partita non è ancora finita e, nell'ultimo quarto d'ora, la Cavese si riporta in vantaggio. I tifosi di Nocera, allora, invadono il campo e ottengono l'annullamento della marcatura.

La Nocerina è ammessa alla I Divisione. Tuttavia ne viene esclusa 5 giorni prima dell'inizio del campionato "per non aver disputato, l'anno precedente, il campionato di Promozione".

Tale cavillo servì a far pagare ai tifosi quell'invasione del terreno di gioco.

 

L'anno successivo le due squadre si affrontano di nuovo per lo stesso obiettivo: l'ammissione alla I Divisione.

L'incontro si svolge il 21 maggio 1922.  L'andata termina 1 a 1.

I nocerini riscattarono le intemperanze dell'anno precedente "tributando ai gentili avversari la più cordiale accoglienza".

Altra musica a Cava, dove le due tifoserie se le danno di santa ragione per tutti i novanta minuti. L'incontro termina a reti inviolate. Sarà un nuovo spareggio a decidere la vincente. Ma a Bagnoli la Nocerina, a causa di un rifiuto nella concessione dei giocatori dal parte del Distretto militare, non si presenta e rimedia la sconfitta a tavolino per 2 a 0.

 

Nel 1923 la Nocerina organizza e disputa solo la "Coppa AGN". I rossoneri perderanno la finale contro la Forte e Veloce.

 

Le prime soddisfazioni per gli appassionati arrivano solo nel campionato di II Divisione 1923-'24: la Nocerina, infatti, lo vince. I rossoneri sono un rullo compressore e possono vantare anche il record di imbattibilità del portiere Ugo Bartoli, che mantiene inviolata la sua porta per 1029 minuti. La squadra si laurea: "Campione del girone B di II Divisione", accedendo al torneo per acquisire il titolo di Campione di II Divisione.

In semifinale i rossoneri battono il Pro Formia, ma sono sconfitti in finale all'Arenaccia dal Santa Lucia, per una giornata no proprio del numero uno Bartoli, reduce da feste notturne (determinando, forse da allora il poco feeling della tifoseria nocerina nei confronti dei sui estremi difensori).

 

La Nocerina, attanagliata da diversi problemi economici, non svolgerà attività ufficiale sino al campionato 1927-'28.

I rossoneri sono ancora in II Divisione, insieme a Salernitana, Lecce, Stabia, Aversana, Scafatese e Torremaggiore di Foggia. La squadra porterà a termine una onorevole salvezza. E' l'anno della prima associazione della squadra al simbolo dei molossi.

Da segnalare le prime partite ufficiali tra Nocerina e Salernitana: le gare termineranno con due pareggi.

La stagione 1928-'29 si apre con la riforma dei campionati. Nascono la Divisione Nazionale (serie A) e la I Divisione (serie B). La Nocerina è ripescata, per meriti sportivi, proprio nel nuovo campionato cadetto. Dai cinque gironi meridionali dovrà uscire una sola promossa in massima serie.

Il campionato è finalmente prestigioso, per questo i rossoneri hanno difficoltà a reperire le risorse economiche per portarlo alla fine.

Interviene, così, a favore della dirigenza il colonnello Pavone, già eroe di Fiume, che, per tale prezioso interessamento, sarà nominato presidente onorario.

Superate le difficoltà economiche si allestisce la squadra. Da Bologna arriva Bertagna (detto "l'uomo dei boschi"), dal Casale Montiglio, che insieme a Petrosino, Accarino, Piccolo, Franzese, Alfieri (il portiere), Maccaferri, Rescino (uno tra i migliori difensori della storia rossonera) e Ceresoli ("terzino catapulta"), formeranno un undici di tutto rispetto.

I rossoneri, curiosamente soprannominati orsacchiotti, disputano un campionato esaltante. Arrivano vittorie a Castellammare, sul Nola e sulla Salernitana (di fronte a 3000 spettatori).

Alla fine del girone di andata i rossoneri sono secondi dietro il Vomero.

Storica la vittoria nella partita di ritorno con lo Stabia, nella quale i rossoneri consacreranno il molosso a loro simbolo.

La Nocerina, battendo anche i napoletani del Vomero, si laurea Campione di Prima Divisione Campana, consacrandosi come seconda squadra della regione (dopo il Napoli) e guadagnando l'accesso alle finali di promozione, la vittoria delle quali spetterà al Gargallo di Siracusa.

 

Il glorioso dopoguerra: dalla C alla B

 

Dopo undici anni senza calcio, la fine di una dittatura e una guerra mondiale, Nocera è pronta a tornare nel mondo della palla di cuoio.

 

la Nocerina è pronta a ricominciare dal campionato di I Divisione campana che si svolge interamente nella prima metà del 1945. Il campionato riparte nel piccolo impianto dell'industria Forino, in via Astuti (nei pressi della stazione ferroviaria). L'esilio dal piazza d'armi durerà due anni.

La squadra è composta da elementi locali e due bandiere del primo dopoguerra: Alfieri e Rescigno. L'allenatore è Giuseppe De Luca.

Il campionato viene sospeso mentre la Nocerina è seconda alle spalle dell'Avellino. La società approfitta della sosta forzata per rafforzare l'organico e testarlo con alcune amichevoli, come la partita contro gli inglesi della Royal Engineers (prima vincitrice della coppa d'Inghilterra) superata per 3 a 0.

Il campionato riprende e la Nocerina lo vince. Per festeggiare la vittoria è ospitata a Nocera la Fiorentina di Valcareggi.

La Nocerina si prepara ad affrontare il girone per aggiudicarsi il titolo di Campione Campano di Prima Divisione, ma vi rinuncia dopo che il Consiglio Regionale modifica in corsa le regole del torneo.

 

Il 1945 è l'anno dei due campionati, perchè ad ottobre cominciano i campionati ufficiali della Lega Calcio Federale.

 

L'ingresso in società di alcuni industriali  (Spinelli, che diventa il presidente, Celentano, D'Alessio, Gambardella e Siniscalchi) permette alla Nocerina un'insperata floridità economica che varrà l'iscrizione al campionato di serie C 1945-'46.

Tocca ora allestire la squadra. Da Roma arrivano Cipriani e Rei (mediani), gli attaccanti Lonnghi, Lozzi e Palma; le ali Petrini e Marchonni e il terzino Ferrarese. Il portiere, Traverso, arriva dalla Salernitana. Giocatore - allentaore è l'ex attaccante della Ternana Ostroman.

La Nocerina, spinta da un pubblico che, "con mortaretti e sirene rende difficilissima la concentrazione degli avversari" lotta per le posizioni alte della classfica. Tuttavia, a fine torneo, si classifica quinta, ad una sola piazza dagli spareggi promozione.

 

L'annata successiva vede i molossi ancora ai nastri di partenza della serie C. A rafforzare il buon organico giungono il portiere De Fazio, l'attaccante D'Avino e

il centromediano istriano Busidoni. Allenatore - giocatore è Remo Galli, proveniente dal Torino. La stagione 1946-'47 sarà ricordata a lungo nei cuori dei tifosi rossoneri.

La Nocerina, tuttavia, parte male. Arrivano varie sconfitte e Galli sostituisce l'esperto Traverso col giovane De Fazio. I gol di Palma trascinano i molossi verso le zone alte della classifica. Alla vigilia dello scontro diretto i rossoneri viaggiano appaiati con la Turris. La sonante vittoria nello scontro diretto (3 a 0), regala ai molossi il primo posto.

Tra la Nocerina e la B c'è il successivo torneo con le squadre degli altri gironi della C meridionale.

Ai nastri di partenza del mini torneo ci sono Nocerina, Turris, Benevento,  Monopoli, Giostra e Messina.

Al termine del girone di andata i rossoneri sono primi a 3 punti su Giostra e Turris. Ma la stanchezza si fa sentire e i molossi rischiano una clamorosa rimonta. La sconfitta a Torre del Greco (giunta con un gol di mano di Carrubi), vale l'aggancio da parte del Monopoli.

La sentenza sui fatti di Torre non arriva e la Nocerina, ad agosto, non sa ancora quale campionato andrà a disputare.

Alla fine il reclamo viene respinto e i molossi sono costretti a disputare uno spareggio con il Monopoli.

L'incontro si tiene al Motovelodromo Appio di Roma.

Il 7 agosto l'undici rossonero è così formato: De Fazio, Montagner, Ferrarese, Cipriani, D'Acunto, Busidoni, Marchionni, Palma, Longhi, Galli. D'Avino.

La Nocerina, seguita da migliaia di appassionati, dopo pochi minuti è in vantaggio di due gol. Solo nel finale di primo tempo i pugliesi accorciano le distanze. Ma i gol di Longhi e D'Acunto si aggiungono a quelli di Marchionni e Palma. 4 a 1 e i molossi sono in B.

 

 

La prima serie B

 

La dirigenza, dato anche il poco tempo disponibile per allestire la squadra, punta sul gruppo della passata stagione.

Tuttavia la B è un campionato di un altro spessore, quindi qualche ritocco è indispensabile. Arrivano, così, a Nocera la mezzala Zidarich dal Livorno; il mediano Saracino dalla Scafatese (altra compagine dell'agro in B), Chiesa dalla Turris, Zucchinali dal Monopoli.

Tuttavia gli arrivi più importanti sono quelli di  Giannino Scannapieco, "gatto magico", portiere dalle strepitose qualità acrobatiche e Giacomino De Caprio.

A ottobre, per l'astronomica cifra di un milione e mezzo, arriverà dal Napoli il terzino Barra.

"Palummiello" De Caprio, duro di carattere e strepitoso in campo, da ora in poi si legherà moltissimo alle vicende della fromazione rossonera.

Quella ai nastri di partenza del girone C di serie B 1947-'48 è una buona Nocerina.

A metà del girone di andata i molossi sono addirittura terzi (il punto più alto di tutta la loro storia calcistica). Tuttavia una serie di sconfitte ridimensionano la squadra.

Per riprendere la marcia perduta Galli cambia modulo alla squadra, ma la cura è peggiore del male. I rossoneri devono giocarsi la salvezza in casa col fortissimo Palermo. Ma subiscono una pesantissima sconfitta.

Quella B, che vede il rifacimento dei gironi, condanna i rossoneri alla retrocessione nonostante il 12° posto finale e i 30 punti conquistati.

E' una beffa.

 

Il ritorno in C genera delle polemiche, alcuni dirigenti vanno via e pochi della squadra sono confermati  (tra questi Busidoni, Scannapieco e De Caprio). Arrivano Donati, Rizzo, Rubino e Bonaiuti (che rimarrà per sei stagioni). La rosa è completata da alcuni giovani dell'Alba Nocerina. Il trainer per la stagione 1948-'49 è Renato Tofani.

L'abbandono dei dirigenti genera qualche paura riguardo il pagamento degli stipendi. Per questo i senatori non scendono in campo a Messina. Ma tutto viene sistemato a partire dalla domenica successiva.

I molossi disputano un campionato tranquillo che li vedrà terminare al settimo posto. Da ricordare il 9 a 1 rifilato alle vespe stabiesi.

 

Le difficoltà economiche condizionano anche la stagione. Ai nastri di partenza della serie C 1949-'50 c'è una squadra giovane, affiancata da qualche giocatore di esperienza (come il "leone" Iacovazzo) che arriva alla Nocerina direttamente dalla massima serie.

La stagione è condizionata da una serie di eventi sfortunati (a Trapani un rigore battuto dalla Nocerina, direttamente dalla respinta dal portiere, permette al centravanti siculo di segnare il gol vittoria). La pesante squalifica di campo (5 giornate) dopo gli incidenti casalinghi col Messina, condannano la squadra alla retrocessione.

 

Si prova a chiedere il ripescaggio per meriti sportivi, ma la riforma dei gironi impone il ridimensionamento della serie C a tre gironi. Alla squadra molossa tocca ripartire dalla Promozione. 

 

Dal ritorno in C alla lotta per la B

 

Fallimenti e ripescaggi condiscono le estati calcistiche italiane ormai da molti anni. E’ la lega a gestirli, attraverso in suoi dirigenti. La Nocerina, tra lo stupore di molti, figura tra le ammesse in C2. E’ il tripudio per i suoi tifosi. Le voci che girarono in città anni dopo, parlarono di una forte spinta alla “promozione” dei rossoneri, da parte del consigliere di lega del Castel di Sangro Gravina.

In pratica la Nocerina avrebbe ingaggiato due giocatori invisi alla dirigenza giallorossa, in cambio di un occhio di riguardo nelle decisioni estive.

In effetti, quell’anno, un giocatore arrivò dagli abruzzesi (l’altro, pare, fu girato alla Turris): un certo Emanuele Cancellato.

Il ripescaggio cambiò  i piani della squadra. Per la panchina fu scelto Pasquale Santosuosso. Furono riconfermati Pallanch, Pastore, Vastola e Siviglia. Arrivarono Sansonetti in porta; Macrì e Grillo e Colletto in difesa. Il centrocampo fu affidato alla classe di Conti. L’attacco fu completato da Fontanella. L’obiettivo dichiarato della società era il raggiungimento dei play-off.

 

Il ritorno in serie C

 

L’esordio del la stagione 1994-'95 è a Trani. La vittoria, per la riforma dell'anno prima, che non valeva ancora per i dilettanti, portò anche i primi tre punti nella storia della squadra rossonera. A portarli in porto fu proprio il giocatore che sarebbe diventato, a suon di gol, l’idolo del San Francesco: Emanuele Cancellato.

La Nocerina va. Il pubblico si entusiasma. Alla quinta giornata al San Francesco si presenta l’Albanova di Casal di Principe, annunciata outsider del campionato. Gli ultrà preparano, per l’occasione, una delle coreografie più originali mai sfoderate dalla curva Sud.

La città e alla società hanno fame di calcio, e lo dimostra l’esonero di Santosuosso alla prima sconfitta (settima giornata a Frosinone). Al trainer agropolese subentrò un allenatore semisconosciuto, che debuttò in C a Vasto la domenica successiva:  Luigi Del Neri.

La scommessa fu vincente. Sebbene inviso alla piazza (dopo il gol tutti a difendere), il trainer di Aquileia era bravo a leggere le partite. Le vittorie si susseguirono. Si arrivò, così, al big match contro il Matera. Lo stadio, strapieno, vide la vittoria della Nocerina per due a zero. I rossoneri, poi, lo condussero in porto senza ulteriori sussulti, vincendolo con due giornate d’anticipo nonostante la sconfitta per uno a zero a Matera.

Alla terz’ultima di campionato fu fatale ai lucani la sconfitta con l’Astrea a Roma. Regolata la Battipagliese, Nocera festeggiò la promozione.

L’ultima partita, col Formia, fu una festa di sport, davanti a quindicimila tifosi in visibilio per la terza promozione consecutiva. La coreografia  sfoggiata dalla curva quel giorno resta una delle più originali viste al San Francesco. Cancellato, con la doppietta, portò a 15 il suo bottino di reti stagionale.

Oltre alla promozione, sono da ricordare per quell’anno: l'amichevole con la nazionale estone impegnata contro gli azzurri a Salerno, gli incidenti contro il Benevento, e il doppio infortunio del portiere Sansonetti, che determinò la sconfitta interna contro la Pro Vasto. Prima si fece sorprendere fuori dai pali, poi sbagliò uno stop. Ma sono dettagli nell’ambito di quel campionato.

 

 

La C1

 

L’anno successivo, e dopo sette anni di assenza, i rossoneri sono di nuovo in C1.

 

La stagione 1995-‘96 si apre con una novità in società: la presidenza è affidata all’avvocato partenopeo Francesco Maglione (soprannominato Ciccio'a bugia). Alla guida della squadra è confermato Del Neri.

 

La campagna acquisti è interessante: arriva il portiere Bruno. In difesa è confermato il solo Siviglia, affiancato dai nuovi De Ruggiero, Pagliaccetti e De Simone. A centrocampo arrivano Fabris e: Lorenzo Battaglia. Descrtitto dal massimo dirigente rossonero come “Tutto destro”, Lorenzo Battaglia è un mancino naturale. Dotato di classe immensa, rappresenta un talento inespresso del calcio italiano. Capace di giocate degne della massima serie, gol da antologia, diventerà un idolo per il San Francesco. Non metterà mai in dubbio l’amore dei tifosi per Andrea Pallanch, ma gli spalti stravedranno per lui. Il nome per l’attacco è Peppe Delle Donne. Andato via Cancellato per problemi extra calcistici, il buon “margheritoni, si guadagnerà, a suon di gol, la stima del pubblico. Limetti e Di Corcia completano il reparto avanzato.

Si comincia male. A Gualdo Tadino arriva una sconfitta. L’esordio in casa è fissato la domenica successiva contro una nobile decaduta: l’Ascoli. Per tanti giovani arrivò la soddisfazione di vedere al San Francesco tante squadre conosciute prima solo in televisione o sulle figurine panini (negli anni: Lecce, Palermo, Messina, Pescara, Ancona...). La partita termina sull’uno a uno.

A Lecce, pur sconfitta, Nocera scopre il talento di “Lorenzo il Magnifico”. Fallo laterale per i padroni di casa. Battaglia si intromette, conquista palla, la riperde, ma la rifà subito sua, entra in area, semina due avversari, e infila il pallone tra palo e portiere (un certo Lorieri).

Tuttavia il campionato non va benissimo (arrivano vittorie esterne a Torre del Greco e Castellammare), ma, per il resto, la Nocerina stenta.

Alla fine del girone di andata i molossi sono fuori dai play-off, e il pubblico, abituato a vincere, mugugna.

Il girone di ritorno si apre ospitando il Gualdo. I rossoneri vanno sotto, piovono fischi. Del Neri è contestato. Ma Battaglia, partito dalla panchina, agguanta il pareggio.

La domenica successiva, ad Ascoli arriva la svolta. Un "golazzo" di Lorenzo espugna il Del Duca. Il tifo si entusiasma, la Nocerina diventa un rullo compressore. Battaglia e Delle Donne viaggiano al ritmo di un gol a partita. Al San Francesco cade anche il Lecce capolista. Si conquista la prima di una curiosa serie di vittorie a Catania contro l’Atletico.

Alla fine arriva il terzo posto.

 

I molossi vanno a giocarsi i play-off contro l’Ascoli. Un esodo di quattromila cuori rossoneri invade la curva Nord dello stadio marchigiano.

Ma il risultato è sfavorevole ai nocerini. Mirabelli trafigge Bruno su rigore. Poco dopo l’indimenticabile Gambino di Barletta, nega un penalty ai rossoneri. Un rigore netto su Puglisi, trasmesso dalle telecamere di Tele+ (il vecchio canale satellitare), non viene sanzionato. Oltre il danno, la beffa. Gambino espelle Pagliaccetti prima, De Ruggiero, poi. Il ritorno negli spogliatoi è caldissimo. Il pubblico è esasperato. Battaglia, a partita finita, trova il modo di farsi espellere lanciando un parastinco contro il direttore di gara. La “testa” è il vero problema del calciatore pugliese. Nei momenti importanti Lorenzo verrà sempre meno.

Per la gara di ritorno il San Francesco è infuocato. Un solo striscione campeggia in curva “Benvenuti all’Inferno”. Ma la Nocerina non può contare sul suo faro. Senza gli assist di Battaglia Delle Donne è un calciatore mediocre. Il sogno della finale si infrange sulle traverse colpite da Limetti e Di Corcia. 0 a 0 e la Nocerina è fuori.

Per i tifosi di Nocera la soddisfazione di veder Mirabelli, capocannoniere del campionato, sbagliare il rigore decisivo contro il Castel di Sangro, regalando la B agli abruzzesi.

 

 

Dalla Juventus ai Play-out, passando per la finale della Coppa Italia di C

 

Rocambolesca è invece, la salvezza ottenuta ai play out contro il Sora l'anno seguente. Una stagione quella 1996/'97 che comunque passerà alla storia per l'esaltante cammino nella Coppa Italia di A. Dopo aver eliminato a sorpresa Piacenza e Perugia, i molossi mettono in crisi i campioni d'Italia e d'Europa della Juventus che dovranno sudare non poco per guadagnarsi il passaggio al turno successivo in un doppio confronto che ha dell'incredibile.

 

Via Del Neri, alla Ternana, la Nocerina comincia con l’allenatore Mestripieri. L’ex giocatore del Campobasso, involontario artefice della mancata promozione della Nocerina del 1982, si era ben comportato sulla panchina della Battipagliese. In porta, sempre dai bianconeri, arriva Criscuolo. In difesa l’autogollista Di Rocco; a centrocampo Toti dall’Ischia. In attacco una vecchia volpe: Sasà Buoncammino, oramai, però, alla fine della carriera è affiancato da “mister miliardo” Lapini. La conquista maggiore (o, almeno, così si crede), è la conferma di Battaglia.

 

Il terzo posto della stagione precedente vale ai rossoneri l’accesso alla Coppa Italia maggiore. L’esordio nel torneo tricolore è contro il Piacenza. La Nocerina superò, in un San Francesco illuminato dagli accendini dei tifosi, gli emiliani ai rigori.

In campionato l’esordio fu un pareggio contro la Fidelis Andria. La domenica successiva ad Ancona Battaglia sbaglia il suo primo rigore, è ancora pareggio per 1 a 1. Seguono due sconfitte. Il campionato va male, ma la Coppa Italia no. Dopo il Piacenza un’altra squadra di massima serie si presenta a Nocera, il Perugia del vulcanico Gaucci (già avversario di Maglione nelle corse di Cavalli). La partita a Nocerina si inchioda sullo zero a zero. Il ritorno a Perugia è un trionfo: Lapini provoca un autogol. Il pareggio dei grifoni vale a poco perchè Battaglia sigla il gol vittoria.

Alla Nocerina tocca la Juventus di Lippi, campione d’Italia, campione d’Europa e fresca vincitrice della Coppa Intercontinentale. L’evento è festeggiato dalla prima pagina del Corriere dello Sport.

E’ la seconda volta che la Molossi e Zebre si incontrano.

 

Lo stadio designato per l’evento è il Partenio di Avellino, affollato da 40.000 spettatori (record di pubblico e d’incasso di tutti i tempi nella storia rossonera).

La Nocerina blocca la Juve di Vieri e Lippi sullo zero a zero. Iezzo è straordinario nel levare dalla porta il possibile e l’impossibile. Non solo: Battaglia, a pochi minuti dalla fine, semina lo scompiglio nella difesa bianconera, solo Iuliano evita la clamorosa sconfitta. La Nocerina costringe i bianconeri alla gara d ritorno. La partita, cui non prende parte l’esonerato Maestripieri (sostituito da Balugani) vede il Delle Alpi gremito quasi da una maggioranza di tifosi nocerini. Alla fine del primo furono, come da tradizione, i rossoneri a portarsi in vantaggio. Marchigiani batte Peruzzi con un beffardo pallonetto da fuori area. Ma il sogno dura poco. Sul finire della prima frazione di gioco Montero pareggia i conti. Nel secondo tempo l'autogoal di Di Rocco su tiro di Del Piero regala la qualificazione ai bianconeri. L’ultimo sussulto lo regala sempre lui: Lorenzo Battaglia. Supera in velocità la difesa rossonera, ma si lascia ipnotizzare dall’estremo difensore bianconero.

 

Nello stesso anno i rossoneri, eliminando Acireale, Livorno e Ancona, raggiunsero la finale di Coppa Italia di serie C. Avversario di turno il Como di un giovane Zambrotta. Al San Francesco i lombardi furono sconfitti per due reti a zero. Le premesse per portare a casa il prestigioso trofeo c’erano tutte. La sera della sfida a Como la squadra era tranquilla. Tuttavia, dopo un incontro a porte chiuse con Maglione, la squadra sembrò avere il morale a pezzi. Fatto sta che, in riva al lago, i rossoneri non superarono mai il centrocampo. Alla fine dei tempi regolamentari i gol di svantaggio erano due. Passarono a quattro dopo i supplementari (praticamente uno per tempo).

 

La coppa Italia da soddisfazione alla tifoseria, ma non il campionato. L’unica, forse, fu la vittoria al San Paolo contro il Savoia, regolato da una doppietta su rigore di Battaglia. Altra notevole vittoria esterna (oltre alla solita, a Catania, con l'Atletico) fu quella conquistata a tavolino contro la Fidelis Andria, a causa delle intemperanze del pubblico locale che portarono al ricovero in ospedale di Di Rocco.

 

Il punto più basso e la durissima contestazione si raggiungono il giorno della sconfitta interna con l’Ischia. Ma la giornata decisiva è l’ultima. I molossi sono di scena a Giulianova. Agli abruzzesi servono tre punti per agguantare i play-off; ai rossoneri un punto per evitare i play-out. I nocerini resistono ad oltranza all’assalto dei giallorossi. Ma quando la partita volge al termine il pubblico di casa si apposta sulla recinzione. La partita viene sospesa. Si riprende dopo alcuni minuti. La pressione è tale che oltre il 100’ l’arbitro assegna un rigore ai padroni di casa.

 

La Nocerina esce sconfitta ed è costretta ai paly-out. L’avversario di turno è il Sora. Balugani viene esonerato e sostituito da Sossio Perfetto. La Nocerina si presenta in un gremitissimo Sferracavallo di Sora. I bianconeri locali si portano i vantaggio di due gol, ma un rigore di Zian aggiusta la partita. La Nocerina esce sconfitta per 2 a 1. Ha la necessità di vincere in casa. Il San Francesco è una bolgia infernale circondata da gironi di forze dell’ordine. Gli ospiti vanno in vantaggio. Cala il gelo sullo stadio. Nasce una piccola invasione subito sedata. Alla ripresa la Nocerina è più determinata. Pareggia subito con un euro gol di Gigi Molino. Poi è Fabris a ribadire in rete una respinta corta del portiere ciociaro. Lo stadio esplode, ma non è finita. Il Sora colpisce un palo a Iezzo battuto: “L’ho deviata con gli occhi” dichiarerà il numero uno a fine partita. Ancora un 2 a 1 e la Nocerina è salva.

 

L'anno successivo Maglione esce di scena. Comincia la solita estate calda. L’avvocato napoletano lascia la società sull’orlo del fallimento. Se ne interessa un imprenditore nocerino. Inizia l'era Gambardella.

 

 

Comincia l'era Gambardella, la finale di Ancona

 

La stagione 1997-'98 comincia con l’arrivo in panchina del tecnico Gianni Simonelli. Ex della Salernitana, il tecnico di Saviano non ha mai potuto esprimere al meglio le sue capacità. La Nocerina parte bene e trascinata dai gol di Emilio Belmonte, si ritrova, quasi a sorpresa, nei play off. La regular season è dominata dalla corazzata Cosenza, e dall'imbattibile Ternana di Del Neri.

I molossi disputano un ottimo campionato. Epica la vittoria di Catania, contro l'Atletico (campo sempre favorevole ai rossoneri), giunta in nove contro 11, e la vittoria casalinga contro il Palermo.

L’andata della semifinale degli spareggi promozione si gioca in casa contro il Gualdo. Un secco 2 a 0 fa da preludio alla gara di ritorno. Al comunale di Gualdo Tadino la Nocerina può permettersi di perdere con un gol di scarto. La partita comincia e scorre tranquilla fino al vantaggio locale. Nella ripresa il pareggio di De Palma manda il visibilio il pubblico rossonero. Ma è nel finale che la gara si anima. Il Gualdo passa al 77’ con Di Venanzio, è 2 a 1. Il forcing finale degli umbri porta al 91’ il 3-1 per la squadra locale, Di Venanzio firma la doppietta.  Criscuolo, sanguigno portiere rossonero, corre a centrocampo: l’arbitro gli chiede: “Cosa vuole ?”, lui risponde “Non lo so” e torna tra i pali. La Nocerina sarebbe fuori. Lo sconforto è grande, alcuni tifosi escono dal piccole comunale, altri, a casa, spengono la televisione (per motivi di ordine pubblico la gara è trasmessa in diretta). Ma quei pochi rimasti sugli spalti sono ripagati al 93’ dal gol in semirovesciata di Di Rocco (famoso, in realtà, più per i suoi autogol). I tifosi a Gualdo e quelli in città esplodono. I televisori si riaccendono, chi era uscito dallo stadio rientra di corsa in festa. La Nocerina ha il suo “4-3”, ma, soprattutto, è in finale.

 

La domenica successiva il Del Conero di Ancona ospita la finalissima. Avversaria è la corazzata Ternana degli ex Del Neri e Fabris. Battere la squadra meno battuta del campionato si rivela difficile, e sono proprio gli umbri a passare con Ventura nel corso del primo supplementare. Il sogno si infrange.  La delusione è forte, ma la Nocerina ci riprova.

 

Gli ultimi anni

 

Nel 1998-'99 siede sulla panchina molossa Aldo Cerantola (ex Avellino), ma per lui arriva un esonero lampo subito dopo la sconfitta di Palermo alla prima giornata. Lo sostituisce Alessandrini. La squadra gioca bene, ma non raccoglie tantissimo. Patron Gambardella decide, allora, di richiamare due ex: Simonelli in panchina e Battaglia in campo. Lorenzo il Magnifico, idolo delle folle, sembra un giocatore diverso, molto più maturo dopo l’infortunio occorsogli a Genova. Il suo nome, alla stregua di Maradona a Napoli, d'ora in poi sarà sempre invocato a Nocera come deus ex machina, per risollevarsi dalle situazioni diffcili.

Il buon Lorenzo incanta i suoi tifosi con giocate e gol da antologia. Una mezza girata al volo in area (tale e quale al gol di Zidane nella finale di Champions League Real Madrid - Bayern Monaco),  e un bolide su "piatto" da fuori area (sic) contro il Crotone, tanto per dirne qualcuno.

 

Le prestazioni della squadra la portano a giocarsi i paly-off all’ultima giornata al Fadini di Castel di Sangro. In campo gli animi si scaldano, lo stadio si rivela una trappola. All’espulsione di Battaglia (la solita) è il putiferio. La partita viene sospesa. La delusione è anche per i sangrini perchè al loro posto accede agli spareggi il Savoia. Una pesante squalifica del campo costringe un ad un ridimensionamento delle ambizioni nell'anno seguente.

 

Si riparte con la panchina affidata all’ex bandiera rossonera Roberto Chiancone, ma il campionato è anonimo. La sostituzione tecnica, che porta in panchina l’ex campione di Napoli e Lazio Bruno Giordano non ha effetto, e l’8° posto finale nel 1999-'00 è guadagnato da Chiancone. Unica soddisfazione della stagione la vittoria sull'odiato Palermo. Un 1 a 0 inutile per i rossoneri, ma che estromise i rosanero dagli spareggi promozione.

 

 

La prima retrocessione e il ripescaggio

 

Il campionato 2000-'01 è uno dei peggiori della storia recente. Si punta, più che altro, a conservare la categoria. Viene costruita una squadra giovane formata per lo più da calciatori semisconosciuti affidati all'ex trainer della Paganese Franco Villa.

Il cammino nel girone di andata lascia ben sperare grazie anche a chi ci aveva visto giusto ingaggiando D'Alterio, Aurino e Pierotti. La Nocerina arriva al giro di boa con 21 punti. Basta quindi ripetere lo stesso cammino nel girone di ritorno per centrare l'obiettivo prefissato ad inizio stagione. Ma non va così.

I risultati non arrivano. Villa viene esonerato. Al suo posto arriva lo sconosciuto Donato Anzivino, ex terzino dell'Ascoli, ma la musica non cambia.

 

La Nocerina chiude il campionato al 15° posto ed è costretta a giocarsi la permanenza in C1 nei play out contro la Viterbese. Anche Anzivino viene esonerato. Al suo posto è promosso sul campo il tecnico della formazione Beretti Gaetano Zeoli ma il doppio confronto premia i laziali condanna la Nocerina alla C2. La ricorrenza dei 90 anni di storia dei molossi, ricordata con uno speciale annullo postale, viene festeggiata nel modo peggiore possibile.

 

 

La seconda retrocessione

 

Si dovrà ricominciare, quindi, dalla C2. La squadra viene affidata all'esperto Piero Cucchi con l'obiettivo dichiarato di vincere il campionato. Ma la sorpresa è dietro l'angolo. Il fallimento è l'esclusione dai campionato professionistici del Savoia e della Juve Stabia, dovute alle inadempienze del presidente Pane, riapre alla Nocerina le porte di quella C1 che pochi mesi prima era stata persa sul campo. I molossi vengono ripescati. Mario Gambardella spronato dal pubblico non bada a spese. Nelle idee del patron il campionato 2001-'02 deve essere quello della rinascita dopo la delusione patita l'anno precedente. Con l'obiettivo di centrare la zona play off vengono ingaggiati calciatori dall'importante blasone come Caputi, Lillo.

 

La coppia d'attacco formata da Pilleddu e Barbera funziona. Nonostante tutto il patron vuole fare ai suoi tifsi un altro regalo: richiama così alla sua corte l'ex bomber Emilio Belmonte; la mossa si rivelerà un errore fatale.

Infatti quella Nocerina si rivelerà essere forte solamente sulla carta. Il campo, giudice supremo, distrugge infatti a poco a poco i sogni di Gambardella e dei tifosi della Nocerina. La squadra annaspa sul fondo della classifica e a nulla valgono i continui cambi in panchina che vedono succedersi Cucchi, Dellisanti, ancora Cucchi e in ultimo Pietro Paolo Virdis. La Nocerina chiude il campionato al 16° posto ed è costretta suo malgrado a giocarsi nuovamente la C1 alla lotteria dei play out. Cambia l'avversario di turno che questa volta è il Benevento, ma non cambia il risultato: per il secondo anno consecutivo la Nocerina retrocede in C2, per davvero.

Le partite con i sanniti, quell'anno, saranno tre. I molossi, sfavoriti in classifica, devono giocare l'andata in casa. Il primo match, che sta per chiudersi sullo zero a zero, viene sospeso per pioggia. La ripetizione della gara vedrà la vittoria a Nocera dei sanniti. A nulla vale la vittoria rimediata al Santa Colomba. La Nocerina sfiora solo in secondo gol (che sarebbe valso la salvezza) e retrocede in C2.

 

 

La C2 e i rischi fallimento

 

Questa volta, in quarta serie sul serio, ci si affida al trainer salernitano Ezio Capuano.

La stagione 2002-’03 inizia con l'obiettivo di ritornare subito in serie C1. Le premesse ci sono tutte, e per tutto il girone di andata la Nocerina sfodera emozionanti partite restando da sola in vetta alla classifica fino a dicembre. Le prime sconfitte, però, rendono lo spogliatoio poco compatto e Capuano a causa di una serie di risultati negativi, e una serie di acquisti inutili (nomi del calibro di Balli, Bigica, Marino) è costretto a dare le dimissioni. La squadra viene affidata all'esperto Adriano Buffoni che riesce a centrare l'obiettivo play off classificandosi al terzo posto. Il sogno dura poco però, la Nocerina dopo aver strappato un pareggio a Catanzaro, perde per una marcatura al ritorno al San Francesco. La sconfitta è un amaro boccone per tutto l'ambiente rossonero, soprattutto perchè matura per volontà dei calciatori che pretendono il premio qualificazione addirittura in aticipo.

Mario Gambardella, estremamente deluso, decide di vendere la società, ma visto che nessun acquirente si fa avanti e si presenta il rischio di mancata iscrizione.

 

Piove sul bagnato. La Nocerina si trova improvvisamente piena di debiti: la lega stabilisce come propedeutico all’iscrizione il pagamento dei contributi dei calciatori. Poche società avevano onorato tali debiti, mai la Nocerina. La cifra da versare (risalente fin anche alle gestioni Albani e Maglione) è considerevole. Il rischio fallimento è molto vicino. La patata bollente passa nelle mani dell’avvocato D’Angelo, che raggruppa un gruppo di amici e ottiene il rateizzo del debito. Presidente della società diventa Federico Marrazzo.

 

In un modo o nell'altro, si parte di nuovo. Per la stagione 2003-'04 ci si affida al giovane tecnico Pasquale Ussia, e si allestisce una squadra in pochissimo tempo. Eppure i vari Zappino, Orolunleke, Giordano, Testa. Magliocco, si dimostrano più che all’altezza della situazione e regalano ai tifosi un campionato più che tranquillo, ricco di soddisfazioni (vittorie sui campi delle capoliste Frosinone e Brindisi). La matematica salvezza arriva in una gara epica proprio contro i pugliesi.

Al San Francesco una rimaneggiata Nocerina regola 2 a 0 il blasonato Brindisi con una doppietta del pupillo Giordano. Negli annali quella gara sarà ricordata come: la partita perfetta.

 

La solita estate calda, normale tribolazione, ma la stagione agonistica 2004-’05 vede i molossi ancora ai nastri di partenza di un campionato professionistico. Presidente, quasi pro forma, è il dottor Nicola Padovano. Un gruppo di imprenditori nocerini si stringe attorno all’avvocato D’Angelo. La panchina è affidata al giovane tecnico Nicola Provenza, reduce da due buone stagioni all’Angri. L’organico, giovane, sembra anche promettente. L’entusiasmo iniziale della tifoseria, tuttavia, non è ripagato dai risultati. All’undicesima giornata la situazione è difficile, tanto che Provenza è costretto alle dimissioni. Nessun allenatore accetta la Nocerina. Solo uno ci crede: Fabrizio Fabris. L’ex esterno molosso ai tempi di Del Neri sprizza entusiasmo da tutti i pori. All’inizio la squadra sembra anche mostrare quella grinta che mancava. Arriva anche la prima vittoria esterna (a Castel di Sangro). Ma è fuoco di paglia. Una serie di sconfitte avvicinano i rossoneri all’ultimo posto. La società deve  correre ai ripari. Esonerato Fabris, viene chiamato un altro ex: Ignazio Arcoleo. Allenatore di esperienza, Arcoleo non raccoglie alcun frutto dalla sua gestione, ma solo una lunga serie di sconfitte. Consegnerà le dimissioni dopo sei giornate e un solo punto, in casa, contro il fanalino di coda Taranto. La barca affonda. Trovare un quarto allenatore è proibitivo per le vuote casse societarie. Così torna il già stipendiato Fabris.

Il trainer napoletano, tuttavia, ostenta fiducia. Ottimista ad oltranza anche quando, dopo una serie interminabile di sconfitte, arriva l’ultimo posto in classifica. L’ambiente è distrutto. La Nocerina è virtualmente retrocessa, e la retrocessione equivarrebbe al fallimento sicuro. A quattro giornate dalla fine i punti dalla penultima, il Castel di Sangro, sono sei. Ma il calendario è amico.

Al Viviani di Potenza (scelto come campo neutro per la momentanea inagibilità del San Francesco) e a porte chiuse, i rossoneri battono proprio il Castel di Sangro, dimezzando lo svantaggio.  Il gol partita è siglato dal giovane attaccante, nocerino purosangue, Raffaele di Giacomo. La gara successiva, ancora a Potenza (ma stavolta come ospiti) e ancora a porte chiuse, si gioca contro l’ex capolista Cavese. Un pareggio permette ai rossoneri di guadagnare un altro punto sugli abruzzesi. Ad una giornata dal termine al San Francesco arriva la salva Rosentana, che concede ai molossi un 2 a 0 facile facile. L’ultima giornata vede la Nocerina di  scena al Recchioni di Latina. Per la tranquillità serve una vittoria, che arriva, ancora una volta, grazie a Di Giacomo.

La squadra che in 30 giornate aveva realizzato solo 16 punti, ne raccoglie 10 in quattro e arriva ai play-out. L’avversario di turno è il Morro d’Oro, espressione calcistica di un piccolo comune abruzzese. All’andata il San Francesco è nuovamente pieno. La Nocerina passa in svantaggio, ma, con cuore e grinta mai dimostrate prima, ribalta il risultato. Al ritorno il piccolo comune teramano è invaso da una lunga scia rossonera. Altamura, il “nonno” del gruppo, porta in vantaggio i molossi. Il pareggio nel finale dei biancorossi serve solo a minare le coronarie dei tifosi molossi, che possono festeggiare sul campo una insperata salvezza. Fabrizio Fabris entra di diritto nella storia rossonera: salvò la squadra ai paly-out nel 1997 con il gol decisivo sul Sora, ha salvato la squadra, ancora ai play-out, da tecnico.

a cura del webmaster: Nitroneil   

 articolo con libera licenza

 

 

Sito web gratis da Beepworld
 
L'autore di questa pagina è responsabile per il contenuto in modo esclusivo!
Per contattarlo utilizza questo form!